Notizia del 18 1 2007 
TORRE DI RUGGIERO:CONFERENZA STAMPA DI LEGAUTONOMIE costi della politica e parteciapazione nel rapporto di legautonomie 
Si accendono le luci su Torre di Ruggiero. Il
comune con il tasso di povertà più alto della Calabria, 1.200 abitanti in tutto,
posto in un luogo molto suggestivo delle Preserre, ha ospitato la prima assemblea
2007 di LegAutononomie, l’associazione degli enti locali, per il Rapporto sullo stato
delle autonomie locali calabresi del 2006. L’incontro è stato vissuto non solamente
come momento di informazione, ma soprattutto di formazione, per i numerosi sindaci ed
amministratori della regione, che non hanno voluto mancare all’atteso appuntamento,
che fotografa lo stato e la situazione, in cui versano comuni, province ed enti
locali della Regione Calabria. A fare gli onori di casa il sindaco del piccolo centro
Giuseppe Pitaro, che da meno di un anno guida l’amministrazione comunale. Un sindaco
che ha saputo dare la scossa per il rilancio delle aree interne della regione. Per
LegAtuonomie, il presidente Antonio Acri, ha dato un spaccato tagliente di quelle che
è la situazione
in Regione Calabria, mentre Claudio Cavaliere, segretario della prestigiosa
associazione, il sindacato dei piccolo comuni, ha impresso verve nella lettura dei
numeri. Il Rapporto annuale, si snoda in quattro punti caratterizzanti. Il primo
riguarda i costi della politica, cioè di quei quattrini che vengono sottratti ai
cittadini, per pagare indennità di carica a sindaci, assessori, presidenti e
consiglieri comunali. 30 milioni di euro solo per alimentare il fondo a favore degli
amministratori dei 409 comuni della Calabria. 2,3 milioni, invece, vengono
risucchiati dalle 27 comunità montane, mentre 4,1 milioni è il fabbisogno per le 5
province. Addirittura, il dato strabiliante e che in Calabria, c’è un vero e proprio
esercito di amministratori. 8 mila in tutto che in proporzione, fanno un
amministratore ogni 220 – 230 abitanti. Altro argomento la presenza sempre risicata
di giovani e donne impegnate in politica e nelle amministrazioni ai vari livelli.
Quel 3% di donne in politica e le appena 14 sindachesse sintetizzano l’andamento dei numeri e l’analisi, in questa direzione si è fatta pietosa. Il terzo punto,toccato dal rapporto, riguarda la criminalità e gli atti intimidatori a danno di amministratori.Il tentativo della ndrangheta di infiltrarsi all’interno dei comuni,delle province,enti locali,come testimoniano i diversi consigli comunali sciolti per mafia o gli attentati e intimidazioni nei confronti di uomini politici.Il tutto per l’accaparramento dei flussi di denaro pubblico.In ultima battuta il sistema su cui poggia la finanza locale, che com’è consegnata mette in serie difficoltà i piccoli comuni.
Di Vincenzo Iozzo Gazzetta del Sud 18 Gennaio 2007 
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